Viaggio psichedelico

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Il termine, dall’inglese psychedelic, deriva dalle parole greche anima, ψυχή (psiche), e manifestare, δήλος (delos): da millenni in varie popolazioni del mondo nel corso di riti sciamanici e divinatori, sono indotte esperienze mistiche e rivelatorie, di contatto con la divinità, di connessione con la madre terra. In queste pratiche ci si disconnette da tutto quello che si conosce del luogo e di se stessi e ci si pone in una nuova condizione visionario rispetto a ciò che ci circonda.

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#immaginazione

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/ Vincent Van Gogh, Due girasoli,

61x43 cm, 1887, New York, Metropolitan Museum of Art

Per esempio

Tutti gli sforzi di rappresentare il mondo attraverso la psiche possono essere considerati psichedelici. Anche se nel linguaggio comune “arte psichedelica” si riferisce soprattutto al movimento artistico della controcultura del 1960, qui è inteso in senso molto più allargato. Come agiva Van Gogh, ad esempio, nel famoso quadro di girasoli che stava dipingendo quando ebbe il suo grande diverbio con Paul Gauguin prima di amputarsi un orecchio. Il ritratto che quest’ultimo gli fece di fronte ai fiori lo ritraeva con il naso appiattito e lo sguardo fisso maniacale. Vincent commentò: «Sono certamente io, ma io divenuto pazzo».

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